Daniele Russo: il batterista che unisce potenza, stile e personalità

Ciao e bentornati!!! Oggi vi presento un grande batterista, sardo, ma internazionale per la sua carriera, la sua preparazione ed esperienza. Lui è Daniele Russo, che ho ribattezzato “il batterista che unisce potenza, stile e personalità”. Nelle prossime righe capirete il perché della mia scelta.

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Ciao Daniele e grazie per la disponibilità a parlare di te e della tua arte. Hai lavorato nel tempo con grandi nomi della musica della Sardegna, ma anche della musica italiana e internazionale. Quali sono state, tra le tante, le esperienze che ritieni di dover evidenziare?

Grazie a te Giuseppe per avermi dato la possibilità di raccontare le mie esperienze in quest’intervista .Allora, cominciamo, l’elenco è davvero lungo! La prima esperienza veramente  degna di rilievo è stata senza dubbio quella del tour in Cina con i Dorian Gray di Davide Catinari . Era il settembre del ’92: io suonavo già da una decina d’anni e mai mi sarei immaginato di essere catapultato in una situazione simile. Sostenni un provino informale e con mio grande stupore venni scelto! Non ero un batterista prettamente rock e sapevo che la band aveva già avviato una selezione tra  alcuni nomi di grido del genere, sulla carta molto  più’ adatti di me. Invece la chiamata arrivò: forse fu proprio la mia non ortodossia a catturarli, o forse in quel periodo le loro composizioni cominciavano ad avere una stesura più raffinata. La Cina poi fu davvero una rivelazione, era un paese assurdamente popolato, che viaggiava tra storia millenaria e ritmi forsennati. Riempimmo i palasport e i teatri, fu un successo incredibile, specie se si pensa che in alcune città come Soo Chow, per esempio, non avevano neanche mai sentito parlare di una band rock.

Altra tappa fondamentale fu entrare in una band di Assemini chiamata Audio: con loro suonai nelle piazze in modo davvero professionale, accompagnando artisti come Don Backy, Rita Pavone (con la quale suonammo anche in Spagna) e Valentina Gautier. Da li’ a poco entrai nel sodalizio delle “Balentes”: tantissimi anni di musica e vita condivisa. Con loro abbiamo suonato pressoché in tutta Italia, muovendoci non senza difficoltà tra luci ed ombre del music business.

Devo ricordare i  miei “fratellini” Augusto Pirodda e Manolo Cabras: con loro imparai ad amare il jazz e la pizza di “pizza ’74” (storica pizzeria di Cagliari recentemente chiusa N.d.r).

Ci fu poi la big band “Orchestra jazz di Cagliari”: grazie al direttore Nicola Piras suonai per la prima volta con musicisti americani come Lester Bowie e Don Moye’. Poi ancora ho suonato Alessandro Di Liberto, una delle mie “guide” musicali, col quale ho avuto l’onore di incidere due dischi e condividere tanta bella musica.

C’è inoltre Roberto Deidda, un musicista veramente creativo, che ancora mi chiama a suonare nelle sue situazioni più rappresentative (grazie Robi …).

Non posso poi non citare la FBI band, ancora oggi gruppo resident dello storico locale di Quartu Sant’Elena (CA), con il quale abbiamo fatto una quantità incredibile di  concerti con tanti tra i migliori cantanti e professionisti italiani. La band fu creata da Max Satta, dal compianto Gemiliano Cabras e da me, da diversi anni allargata ad altri musicisti come Alessio Sanna, Alessio Povolo, Emanuele Contis e Andrea Granitzio.

Ed ancora i Pork Explosion, band jazz-fusion che mi ha dato la possibilità di suonare con alcuni dei miei eroi musicali, quelli di sempre ed alcuni più’ recenti, come Alain Caron, Dario Deidda, Dominique Di Piazza, Pippo Matino, Federico Malaman, Hadrien Feraud, Flavio Boltro ed altri (grazie Marcello Contu!).

Non posso non parlare del grandissimo e indimenticabile  Andrea Parodi, col quale condivisi alcuni momenti musicali veramente intensi poco prima della sua dipartita. Altra esperienza è stata quella del quartetto Aghera: musica meravigliosa e concerti intensi! Infine va citata la collaborazione con i Lapola (famoso gruppo comico regionale sardo N.d.r.) e le tante dirette televisive e il divertimento vissuto con loro!

Più di recente è arrivato il tour con Bianca Atzei e mi fermo qui… ci vorrebbero dieci interviste per citare e ringraziare tutti!

Ovviamente hai suonato generi musicali parecchio diversi tra loro, tra l’altro in contesti piuttosto vari. Mi vengono in mente due domande: la prima, abbastanza banale, é se hai un genere nel quale ti senti maggiormente a tuo agio, insomma se hai un genere preferito. La seconda domanda riguarda i luoghi: che differenza trovi tra il locale di piccole dimensioni e la piazza gremita di folla?

Definire il mio ambiente musicale ideale e’ veramente difficile, posso però dire che una situazione come il Michel Camilo trio di fine anni ’80 si avvicina abbastanza al mio concetto di “comfort zone”: latin jazz raffinato con un balance perfetto tra tecnica ed espressività.

Per quanto riguarda la seconda domanda, nonostante il fascino dei grandi spazi e dei grandi numeri, ho sempre trovato che nei grossi live si ecceda un pò troppo sui sub… il palco bisogna sentirlo, ma spesso e volentieri capita che ad ogni colpo di cassa corrisponda una scossa tellurica ad Hokkaido!!! Questo può andare bene per alcune situazioni, ma per la media degli utilizzi e dei generi è fuori luogo. Quindi la mia situazione ideale è il club medio piccolo con amplificazione ben calibrata, dove vengono percepite bene tutte le “nuances” e le dinamiche.

 

Che attitudine mentale deve avere un turnista come te, oltre alla grande versatilità, per essere capace di misurarsi a richieste musicali e a prestazioni sempre nuove?

Aaaah Giuseppe, magari fossi stato un turnista! Una nobilissima professione nella professione… Il termine poi  mi fa pensare ad un epoca che non esiste virtualmente più: quella dei turni in sala di registrazione, qui in Sardegna praticamente inesistenti, luogo del tutto fuori dallo schema delle major italiane degli anni ’60, 70′ e ’80. Personalmente non sono mai stato e, forse, mai sarò uno “studio cat”; sono fondamentalmente un batterista live che cerca di adattarsi con gusto e pertinenza a tante situazioni musicali differenti. L’unica cosa che posso dire è che il mio primo impatto con un qualsiasi materiale musicale è  privo di  filtri culturali o tecnico-stilistici. Cerco di lavorare molto semplicemente sui crudi parametri musicali che il pezzo propone e solo dopo intervengo, nel caso con scelte “di catalogo ” stilisticamente più orientate. Questo è il tipo di attitudine mentale che a mio parere garantisce il massimo della spontaneità e della freschezza nell’approccio ai vari lavori.

Bene Daniele: non userò più il termine turnista per descrivere la tua poliedrica esperienza e per comprendere òe più svariate collaborazioni! Ti pongo comunque un quesito forse un po’ antipatico… L’essere dei musicisti più “universali” e malleabili rispetto ad ogni genere e situazione possibile, non può portare ad un appiattimento della propria personalità artistica?

Eh! Domanda non antipatica, ma comunque di difficile risposta. Io amo tanti generi diversi e mi annoio con una certa facilità se rimango a lungo tempo nello stesso progetto. Questo bisogno di stimoli continuo ha forse evitato che io diventassi un “generista “. Nella pratica quotidiana mi  piace esercitarmi musicalmente con  playlist veramente schizofreniche, da Zappa a Madonna agli Aphex Twins… è proprio la mia natura! Certo, a volte affiora il cruccio di non essere riuscito a costruire qualcosa di veramente significativo in un particolare stile, ma a quasi cinquant’anni è difficile cambiare registro!

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Quello che stupisce nel vederti suonare sono il tuo drumming potente, preciso e mai eccessivo abbinato al tuo portamento, alla tua eleganza scenica. Immagino che dietro il controllo tecnico ed emotivo ci sia tanto studio ed esercizio…

Ti ringrazio per queste parole. Devo dirti che in realtà non sono mai stato un malato di studio e di pratica. Ho sempre studiato meno di quel che potevo e DOVEVO, l’unica cosa che non mi è mai mancata è stata la costanza. Devo  dire che oggi però, appena ho tempo ed energie a disposizione, vado nella mia sala e rispetto al passato lavoro con molto più “focus” e determinazione. Il modo in cui suono, oltre che di un lungo percorso di ascolto ed  analisi, è frutto fondamentalmente delle mie influenze che inseguo perennemente nella ricerca di un suono “ideale”.

Facciamo un passo indietro: se non sbaglio sei fondamentalmente un autodidatta, nel senso che non hai seguito un percorso accademico. Come hai iniziato a suonare, chi sono stati i tuoi maestri e in quale momento hai capito e poi deciso di voler fare il musicista di professione?

Sono totalmente autodidatta e non avendo mai avuto dei maestri reali li ho dovuti cercare nelle situazioni musicali esistenti in città. Devo tanto ai batteristi di Piero Marras (probabilmente il più importante cantautore isolano N.d.r.). Li seguivo sempre quando capitavano nei paraggi: Sandro Mosino, forse la mia prima grande ispirazione, Sandro Marras e Francesco Sotgiu, un vero fuoriclasse. E poi come riferimento nel jazz c’è stato Billy Sechi: vagonate di swing e una delle più belle “traditional grip” mai viste. Devo molto anche ad altri  batteristi cagliaritani più grandi ed esperti di me, come Gigi Sanna, Marcello Medda, Dario Corda, Alessandro (Sandro) Sanna. Devo qualcosa anche ai miei coetanei come Alberto Pisu,  Andrea Pintus e Pierpaolo (Pebos) Frailis… infine Antonello Scramoncin, che mi dava sempre consigli tecnici, e tanti altri che ora dimentico .

Cominciai a suonare sull’ onda dell’ entusiasmo che questi musicisti mi trasmettevano. Il vero scatto in avanti verso la professione invece è stato probabilmente il tour cinese con i Dorian Gray di cui ho parlato prima.

Quali sono i tuoi riferimenti stilistici e tecnici del passato e del presente?

Cercherò di essere breve. La scintilla per la batteria è scoccata quando avevo dodici anni: l’ascolto di “Deathwish” dei Police con Stewart Copeland in gran spolvero mi fece partire il cervello! Da lì in poi una serie infinita di batteristi: Jeff Porcaro, Steve Gadd, Billy Cobham, Philly Joe Jones, ElvinJones, Tony Williams. Poi tutti, e dico tutti, i batteristi italiani di un certo rilievo: Agostino Marangolo, Tullio, Alfredo Golino, Walter Calloni, Roberto Gatto. Poi Peter Erskine,  Vinnie Colaiuta, Dave Weckl: ecco, Dave a mio parere merita un discorso a parte! Egli è stato probabilmente l’artefice del più grande processo di emulazione nel ristretto mondo della batteria. Credo che non ci sia batterista da almeno trent’anni a questa parte che non si sia misurato con qualche suo lick! …esagero ovviamente, ma forse non troppo.

Per quanto riguarda lo stato attuale del panorama batteristico devo confessarti che lo trovo deludente. Certo, esistono musicisti fuori scala come Chris Dave o Mark Guiliana, menti ritmicamente “ellittiche”, ma per lo più vedo un grande indaffaramento dietro i tamburi con scarso contenuto.  L’era youtube purtroppo ha sdoganato molta mediocrità, ha elevato il “trick” a concetto, ha reso pubblici quegli  studi che tutti noi riservavamo alla practice room, trasformandoli  in dozzinali giochi circensi e ha creato il clinician di professione, gente senza uno straccio di concerto o collaborazione alle spalle. Insomma, solo in virtù di un paio di video azzeccati si è creato un impero di marchi, endorsement e video tutorial su ogni sciocchezza. Non voglio essere equivocato, la showmanship, i drum heroes esistono dalla notte dei tempi, ma l’abilita’ mani/pedestre di  gente come Chick Webb, Louie Bellson, Buddy Rich o Gene Krupa era abbondantemente commisurata alla loro musicianship. Mi piacerebbe oggi un ridimensionamento della batteria ad un profilo più basso ed un conseguente ritorno alla centralità della musica.

Ultimo quesito, forse abbastanza retorico, ma a mio parere fondamentale per chi legge: cosa consigli a chi inizia a studiare e vuole diventare un professionista della musica? Cosa suggerisci ai tuoi allievi?

Cosa suggerire ai giovani drummers aspiranti professionisti? Non saprei… Forse direi loro di andare contro  la tendenza imperante del virtuosismo, del flashy lick, dell’apparenza vacua. Lavorate sul suono, sul timing, sulla versatilità; fatevi seguire da un buon insegnante, qui in Sardegna, nel resto dell’Italia, all’estero… dove vi pare!

Fate più conoscenze possibili e non abbiate troppa fretta! Tutto qui.

Daniele ancora grazie!

Qua di seguito potete trovare alcuni link con informazioni e contatti di Daniele Russo.

https://www.facebook.com/daniele.russo.7161?fref=ts

https://www.facebook.com/danielerussodrummer/?fref=ts

Come sempre commentate e condividete, alla prossima!

Giuberto