Drumline e Drumsquad: la spettacolare tradizione ritmica americana prende vita a Trieste

Bentornati sul mio blog!
Oggi vi presento una nuova realtà musicale che sta prendendo vita a Trieste: si tratta dei gruppi Drumline e Drumsquad.
Come spiega il nome stesso si tratta di formazioni che vogliono riproporre la forte tradizione americana delle bande di percussioni (e talvolta di fiati) che accompagnano ogni momento della vita sportiva, scolastica, universitaria e sociale. Negli USA i college – e non solo – dedicano numerose ore alla formazione teorica e tecnica dei bambini e dei ragazzi che entrano a far parte delle drumlines: queste, seguite appassionatamente dalla gente come le nostre squadre di calcio, preparano repertori e spettacoli sempre più complessi e scenografici, sfidandosi tra loro fino all’ultimo colpo di bacchetta.

 

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Il maestro Angelo Losciardi ha voluto introdurre a Trieste questo modello musicale e organizzativo: ci rivela che in Italia esistono solo altre quattro formazioni note di drumline. L’idea di Angelo è quella di preparare degli spettacoli di ritmo e coreografia che possano coinvolgere ed entusiasmare il pubblico in occasione di avvenimenti pubblici e privati.
L’accesso a queste drumlines triestine é aperto sia ai neofiti che ai percussionisti intermedi e di livello avanzato: corsi, lezioni e programmi sono suddivisi in base alla preparazione tecnica dei vari membri. Sono stati costruiti così anche due gruppi a seconda della fascia d’età: il vero e proprio gruppo Drumline Trieste e il Drumsquad per i più piccoli.

 

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L’esordio del progetto è avvenuto in occasione del recente Carnevale, in una bellissima Piazza Unità popolata da un pubblico curioso ed entusiasta che ha accolto con fervore la novità.
L’idea, che finora è stata finora “in fase di collaudo”, prenderà sempre più forma: nuovi ritmi sono in preparazione da parte di Angelo Losciardi e le divise per i musicisti stanno per vedere la luce!
Cosa aspettarsi da queste Drumlines triestine? Di certo tanto ritmo, tantissima energia e divertimento e soprattutto tante e diversificate occasioni per vederli ed ascoltarli nelle loro esibizioni di musica, gesto e movimento.
State sempre in allerta per le novità imminenti e per gli eventi in preparazione!

Potete avere informazioni sul progetto tramite:
Angelo Losciardi: 3289153801
Associazione Notabene: www.arpsnotabene.com

Grazie mille e alla prossima!!!
Giuberto

Angelo Losciardi: la batteria come scelta e vocazione

Bentornati! Questa volta ho il piacere di presentarvi un eccellente batterista triestino: Angelo Losciardi. Parliamo direttamente con lui per conoscerlo a fondo!

Grazie Angelo per essere qui con noi: benvenuto! Sei un giovane batterista che ha raggiunto da piccolo importanti tappe: quali sono state le occasioni che ti hanno fatto conoscere?

Grazie, fin da subito mi sono concentrato sulla didattica, ho avuto il piacere di formare, consigliare e conoscere un sacco di ragazzi. Nel 2010 fui convocato al Drumworld festival a Torino tra i venti migliori batteristi d’Italia under 25 e fu dopo quell’evento che iniziarono le collaborazioni con vari artisti e con i più prestigiosi marchi nazionali e mondiali di batteria tra cui Pearl, Sabian, Evans, Pro Mark, Fbt, Girap, Bode, con i quali ancora oggi sono orgoglioso di collaborare come endorser.

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Quali sono stati i tuoi primi maestri? Quali invece i generi di riferimento e quali i batteristi che maggiormente ti hanno ispirato?

Iniziai da piccolo nella banda Arcobaleno di Trieste con il mio primo maestro, Giorgio Vusio, il quale riuscì a trasmettermi la passione per questo strumento. In seguito viaggiai molto, studiai presso l’ accademia Dante Agostini che ha sede a Parigi e girai per l’Italia facendo lezioni e prendendo parte alle masterclass tenute da grandissimi batteristi come Agostino Marangolo, Christian Meyer , Tullio de Piscopo, Pierpaolo Ferroni, Gaetano Fasano, Giorgio di Tullio e nomi Internazionali come  Dave We kl, JoJo Mayer, Omar Hakim, Dennis Chambers e tantissimi altri. Questi nomi combaciano con i batteristi che mi hanno maggiormente ispirato e stregato. I generi di riferimento invece sono cambiati nelle diverse fasi della mia vita e dei miei studi, essendo principalmente  nella didattica, tutto ciò che ho studiato può essere adattabile e finalizzato con la giusta conoscenza a qualsiasi genere.

Decidere di fare il musicista: quando e perché?

Fin da subito nei miei sogni. Nella realtà invece più o meno dopo il Drumworld di Torino, quando grazie ai primi successi, contratti e soddisfazioni raggiunte, convinsi i miei genitori che poteva essere una cosa possibile.

Hai poi deciso di dedicarti alla didattica: lezioni private e clinics. Cosa ti appassiona di questo aspetto della musica?

Personalmente il raggiungere il massimo che puoi tirar fuori dallo strumento e dalle tue abilità (che poi scopri non si raggiunge mai). Nelle clincs  il protagonista è il batterista, quindi puoi far vedere e scoprire gli aspetti tecnici e musicali dello strumento ed ispirare o aiutare un sacco di ragazzi. La soddisfazione nel vederli poi applicare i tuoi consigli è impagabile, come per un allenatore vedere il proprio giocatore fare una bella partita o una gran carriera.

Ti manca l’esperienza live? Pensi di lanciarti in futuro, se dovessi avere delle proposte interessanti, in nuovi progetti dal vivo?

Sì, mi manca, ed è proprio per questo motivo che da poco ho iniziato delle collaborazioni con artisti nazionali oltre che con alcuni bravissimi insegnanti della nostra Città con l’obiettivo di tornare live anche qui a Trieste.

Quanto ti rispecchi nei tuoi allievi? Quali tue ingenuità del passato rivedi in loro e cosa gli consigli per poter imparare a suonare in modo serio?

In alcuni moltissimo. Nei più piccoli vedo spesso la grande spensieratezza, fantasia e creatività che mi han accompagnato nella mia prima fase. Nei più grandi vedo  la passione crescere, mista alle paure ed i dubbi da cui anche io ero afflitto… su tutte trovarsi al bivio tra hobby e professione dovendo fare i conti con la vita (e come nel mio caso non avendo qualcuno che mi garantisse una sicurezza economica, un paracadute in caso di caduta). A queste persone consiglio ciò che ho fatto io, cioè seguire il cuore, fino in fondo! Le scelte della propria vita sono comuqnue qualcosa di personale… l’importante è non avere rimorsi. Negli allievi più grandi ancora, come ad esempio pensionati e persone molto adulte, vedo la capacità di mettersi in gioco, il mantenersi vivi, la capacità di ottenere ugualmente dei bellissimi risultati e soddisfazioni studiando col giusto metodo.

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Quindi un bravo insegnante è una sorta di fratello maggiore, una guida, un modello, un padre… Vivi l’insegnamento come una responsabilità?

Decisamente. Mi è capitato di frequentare corsi e grandi accademie dove sembrava di entrare ed uscire da un negozio: se mi fosse capitato nella prima fase degli studi probabilmente non avrei mai continuato a studiare questo strumento. Non è il mio stile… Come dici, giustamente, mi sento molto responsabile e sta nella bravura dell’insegnante capire i pro e contro dell’allievo, vedere su cosa lavorare, farlo migliorare negli aspetti attraverso i quali megli si esprime, nonché nel riuscire a motivarlo. Il più bravo insegnante da cui andai a lezione è stato Dom Famularo, leggenda ancora viva della batteria, il maestro dei maestri. Finite le lezioni con lui, grazie alla passione che ci metteva, non vedevo l’ora di volare nella mia città per studiare anche di notte le cose trattate.

In una proporzione, dando un valore numerico da uno a cinque, come componi la formula del batterista ideale con questi elementi: preparazione tecnica, stile personale, musicalità?

Sono tutti aspetti fondamentali. Dipende certamente il fine che uno ha. Vi sono certi generi musicali, per esempio, che non necessitano di grande tecnica. Basti pensare a Ringo Starr, conosciuto da tutti e che ha fatto una carriera formidabile, ma che è anche anni luce lontano dal livello tecnico di un JoJo Mayer o di tantissimi ragazzi e giovanissimi italiani che nessuno conosce.  Darei cosi indicativamente un 4 alla preparazione tecnica, mentre sicuramente un 5 allo stile personale e alla musicalità .

 

Parliamo brevemente dei tuoi endorsment.

La Pearl è  tra i marchi mondiali di batterie più importanti al mondo, sempre all’ avanguardia: ha da poco presentato a Los Angeles i suoi ultimi gioielli, come ad esempio la Pearl Midtown. Posso confermare essere una bomba come qualità/prezzo! Lo stesso si può dire di Sabian, che da anni ha praticamente il monopolio sulla produzione di piatti per batteria. Girap invece rappresenta per me più di una collaborazione: è un gruppo di professionisti ed amici da cui ogni giorno posso anche io imparare qualcosa. Pro Mark  mi offre una grandissima scelta di bacchette, adattabili alle mie esigenze nei diversi generi. Evans infine ha da sempre fama mondiale: è un marchio di pelli con il quale sto iniziando a collaborare e che quindi sto appena iniziando a conoscere bene.

Attualmente lavori con l’Associazione Nota Bene  di Trieste. Quali sono le vostre attività e la vostra missione?

Molteplici. Di base quella di dare la possibilità a tutti di avvicinarsi alla musica, avere una sede nella quale provare e studiare, nonché la possibilità ai nostri soci di esibirsi alle varie manifestazioni che proponiamo. Pertanto vi è la possibilità di seguire i corsi tenuti da nostri insegnanti, di aderire alle nostre iniziative musicali che hanno già visto esibirsi le nostre band (prossimo evento per band fissato il 26 marzo ) e altri eventi per musicisti solisti, come ad esempio contest di strumento. Al più presto contiamo inoltre di proporre ai nostri soci dei seminari con artisti di fama internazionale, dando la possibilità a tutti di prenderne parte senza dover viaggiare… come per esempio ho dovuto fare io!

A chi consiglieresti di lanciarsi nella carriera musicale e a chi lo sconsiglieresti? Che attitudini caratteriali e tecniche servono?

Consiglierei di intraprendere questa professione a chi ha  la passione pura e la convinzione vera. Questa è l’unica attitudine caratteriale comune tra tutti i grandi artisti che ho conosciuto. Se solo dieci anni fa lavoravano i talenti, ad oggi il mondo della batteria e musicale in generale si è evoluto tantissimo… basta guardare un po’ di video su you tube per capire che di talenti ormai ogni città ne è piena. Solo la serietà, la professionalità e la determinazione oggi possono fare la differenza, senza di queste sconsiglierei questa strada.

Hai progetti di immediata realizzazione?

Come accennavo prima, oltre a continuare nella didattica e come endorser dei vari marchi,  c’è il progetto dell’incisione di un disco con artisti della nostra città che poi verrà presentato live qui a Trieste, oltre che la realizzazione di alcuni brani con Luca vicini, bassista dei Subsonica, sempre per promuovere i marchi.

Ecco qua sotto dei link dove trovare info e video su Angelo Losciardi:

www.angelo-losciardi.com

https://www.facebook.com/angelo.losciardi

 

Grazie Angelo!

Cari lettori, grazie ancora una volta per l’attenzione: commentate e condividete!

A presto,

Giuberto

Daniele Russo: il batterista che unisce potenza, stile e personalità

Ciao e bentornati!!! Oggi vi presento un grande batterista, sardo, ma internazionale per la sua carriera, la sua preparazione ed esperienza. Lui è Daniele Russo, che ho ribattezzato “il batterista che unisce potenza, stile e personalità”. Nelle prossime righe capirete il perché della mia scelta.

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Ciao Daniele e grazie per la disponibilità a parlare di te e della tua arte. Hai lavorato nel tempo con grandi nomi della musica della Sardegna, ma anche della musica italiana e internazionale. Quali sono state, tra le tante, le esperienze che ritieni di dover evidenziare?

Grazie a te Giuseppe per avermi dato la possibilità di raccontare le mie esperienze in quest’intervista .Allora, cominciamo, l’elenco è davvero lungo! La prima esperienza veramente  degna di rilievo è stata senza dubbio quella del tour in Cina con i Dorian Gray di Davide Catinari . Era il settembre del ’92: io suonavo già da una decina d’anni e mai mi sarei immaginato di essere catapultato in una situazione simile. Sostenni un provino informale e con mio grande stupore venni scelto! Non ero un batterista prettamente rock e sapevo che la band aveva già avviato una selezione tra  alcuni nomi di grido del genere, sulla carta molto  più’ adatti di me. Invece la chiamata arrivò: forse fu proprio la mia non ortodossia a catturarli, o forse in quel periodo le loro composizioni cominciavano ad avere una stesura più raffinata. La Cina poi fu davvero una rivelazione, era un paese assurdamente popolato, che viaggiava tra storia millenaria e ritmi forsennati. Riempimmo i palasport e i teatri, fu un successo incredibile, specie se si pensa che in alcune città come Soo Chow, per esempio, non avevano neanche mai sentito parlare di una band rock.

Altra tappa fondamentale fu entrare in una band di Assemini chiamata Audio: con loro suonai nelle piazze in modo davvero professionale, accompagnando artisti come Don Backy, Rita Pavone (con la quale suonammo anche in Spagna) e Valentina Gautier. Da li’ a poco entrai nel sodalizio delle “Balentes”: tantissimi anni di musica e vita condivisa. Con loro abbiamo suonato pressoché in tutta Italia, muovendoci non senza difficoltà tra luci ed ombre del music business.

Devo ricordare i  miei “fratellini” Augusto Pirodda e Manolo Cabras: con loro imparai ad amare il jazz e la pizza di “pizza ’74” (storica pizzeria di Cagliari recentemente chiusa N.d.r).

Ci fu poi la big band “Orchestra jazz di Cagliari”: grazie al direttore Nicola Piras suonai per la prima volta con musicisti americani come Lester Bowie e Don Moye’. Poi ancora ho suonato Alessandro Di Liberto, una delle mie “guide” musicali, col quale ho avuto l’onore di incidere due dischi e condividere tanta bella musica.

C’è inoltre Roberto Deidda, un musicista veramente creativo, che ancora mi chiama a suonare nelle sue situazioni più rappresentative (grazie Robi …).

Non posso poi non citare la FBI band, ancora oggi gruppo resident dello storico locale di Quartu Sant’Elena (CA), con il quale abbiamo fatto una quantità incredibile di  concerti con tanti tra i migliori cantanti e professionisti italiani. La band fu creata da Max Satta, dal compianto Gemiliano Cabras e da me, da diversi anni allargata ad altri musicisti come Alessio Sanna, Alessio Povolo, Emanuele Contis e Andrea Granitzio.

Ed ancora i Pork Explosion, band jazz-fusion che mi ha dato la possibilità di suonare con alcuni dei miei eroi musicali, quelli di sempre ed alcuni più’ recenti, come Alain Caron, Dario Deidda, Dominique Di Piazza, Pippo Matino, Federico Malaman, Hadrien Feraud, Flavio Boltro ed altri (grazie Marcello Contu!).

Non posso non parlare del grandissimo e indimenticabile  Andrea Parodi, col quale condivisi alcuni momenti musicali veramente intensi poco prima della sua dipartita. Altra esperienza è stata quella del quartetto Aghera: musica meravigliosa e concerti intensi! Infine va citata la collaborazione con i Lapola (famoso gruppo comico regionale sardo N.d.r.) e le tante dirette televisive e il divertimento vissuto con loro!

Più di recente è arrivato il tour con Bianca Atzei e mi fermo qui… ci vorrebbero dieci interviste per citare e ringraziare tutti!

Ovviamente hai suonato generi musicali parecchio diversi tra loro, tra l’altro in contesti piuttosto vari. Mi vengono in mente due domande: la prima, abbastanza banale, é se hai un genere nel quale ti senti maggiormente a tuo agio, insomma se hai un genere preferito. La seconda domanda riguarda i luoghi: che differenza trovi tra il locale di piccole dimensioni e la piazza gremita di folla?

Definire il mio ambiente musicale ideale e’ veramente difficile, posso però dire che una situazione come il Michel Camilo trio di fine anni ’80 si avvicina abbastanza al mio concetto di “comfort zone”: latin jazz raffinato con un balance perfetto tra tecnica ed espressività.

Per quanto riguarda la seconda domanda, nonostante il fascino dei grandi spazi e dei grandi numeri, ho sempre trovato che nei grossi live si ecceda un pò troppo sui sub… il palco bisogna sentirlo, ma spesso e volentieri capita che ad ogni colpo di cassa corrisponda una scossa tellurica ad Hokkaido!!! Questo può andare bene per alcune situazioni, ma per la media degli utilizzi e dei generi è fuori luogo. Quindi la mia situazione ideale è il club medio piccolo con amplificazione ben calibrata, dove vengono percepite bene tutte le “nuances” e le dinamiche.

 

Che attitudine mentale deve avere un turnista come te, oltre alla grande versatilità, per essere capace di misurarsi a richieste musicali e a prestazioni sempre nuove?

Aaaah Giuseppe, magari fossi stato un turnista! Una nobilissima professione nella professione… Il termine poi  mi fa pensare ad un epoca che non esiste virtualmente più: quella dei turni in sala di registrazione, qui in Sardegna praticamente inesistenti, luogo del tutto fuori dallo schema delle major italiane degli anni ’60, 70′ e ’80. Personalmente non sono mai stato e, forse, mai sarò uno “studio cat”; sono fondamentalmente un batterista live che cerca di adattarsi con gusto e pertinenza a tante situazioni musicali differenti. L’unica cosa che posso dire è che il mio primo impatto con un qualsiasi materiale musicale è  privo di  filtri culturali o tecnico-stilistici. Cerco di lavorare molto semplicemente sui crudi parametri musicali che il pezzo propone e solo dopo intervengo, nel caso con scelte “di catalogo ” stilisticamente più orientate. Questo è il tipo di attitudine mentale che a mio parere garantisce il massimo della spontaneità e della freschezza nell’approccio ai vari lavori.

Bene Daniele: non userò più il termine turnista per descrivere la tua poliedrica esperienza e per comprendere òe più svariate collaborazioni! Ti pongo comunque un quesito forse un po’ antipatico… L’essere dei musicisti più “universali” e malleabili rispetto ad ogni genere e situazione possibile, non può portare ad un appiattimento della propria personalità artistica?

Eh! Domanda non antipatica, ma comunque di difficile risposta. Io amo tanti generi diversi e mi annoio con una certa facilità se rimango a lungo tempo nello stesso progetto. Questo bisogno di stimoli continuo ha forse evitato che io diventassi un “generista “. Nella pratica quotidiana mi  piace esercitarmi musicalmente con  playlist veramente schizofreniche, da Zappa a Madonna agli Aphex Twins… è proprio la mia natura! Certo, a volte affiora il cruccio di non essere riuscito a costruire qualcosa di veramente significativo in un particolare stile, ma a quasi cinquant’anni è difficile cambiare registro!

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Quello che stupisce nel vederti suonare sono il tuo drumming potente, preciso e mai eccessivo abbinato al tuo portamento, alla tua eleganza scenica. Immagino che dietro il controllo tecnico ed emotivo ci sia tanto studio ed esercizio…

Ti ringrazio per queste parole. Devo dirti che in realtà non sono mai stato un malato di studio e di pratica. Ho sempre studiato meno di quel che potevo e DOVEVO, l’unica cosa che non mi è mai mancata è stata la costanza. Devo  dire che oggi però, appena ho tempo ed energie a disposizione, vado nella mia sala e rispetto al passato lavoro con molto più “focus” e determinazione. Il modo in cui suono, oltre che di un lungo percorso di ascolto ed  analisi, è frutto fondamentalmente delle mie influenze che inseguo perennemente nella ricerca di un suono “ideale”.

Facciamo un passo indietro: se non sbaglio sei fondamentalmente un autodidatta, nel senso che non hai seguito un percorso accademico. Come hai iniziato a suonare, chi sono stati i tuoi maestri e in quale momento hai capito e poi deciso di voler fare il musicista di professione?

Sono totalmente autodidatta e non avendo mai avuto dei maestri reali li ho dovuti cercare nelle situazioni musicali esistenti in città. Devo tanto ai batteristi di Piero Marras (probabilmente il più importante cantautore isolano N.d.r.). Li seguivo sempre quando capitavano nei paraggi: Sandro Mosino, forse la mia prima grande ispirazione, Sandro Marras e Francesco Sotgiu, un vero fuoriclasse. E poi come riferimento nel jazz c’è stato Billy Sechi: vagonate di swing e una delle più belle “traditional grip” mai viste. Devo molto anche ad altri  batteristi cagliaritani più grandi ed esperti di me, come Gigi Sanna, Marcello Medda, Dario Corda, Alessandro (Sandro) Sanna. Devo qualcosa anche ai miei coetanei come Alberto Pisu,  Andrea Pintus e Pierpaolo (Pebos) Frailis… infine Antonello Scramoncin, che mi dava sempre consigli tecnici, e tanti altri che ora dimentico .

Cominciai a suonare sull’ onda dell’ entusiasmo che questi musicisti mi trasmettevano. Il vero scatto in avanti verso la professione invece è stato probabilmente il tour cinese con i Dorian Gray di cui ho parlato prima.

Quali sono i tuoi riferimenti stilistici e tecnici del passato e del presente?

Cercherò di essere breve. La scintilla per la batteria è scoccata quando avevo dodici anni: l’ascolto di “Deathwish” dei Police con Stewart Copeland in gran spolvero mi fece partire il cervello! Da lì in poi una serie infinita di batteristi: Jeff Porcaro, Steve Gadd, Billy Cobham, Philly Joe Jones, ElvinJones, Tony Williams. Poi tutti, e dico tutti, i batteristi italiani di un certo rilievo: Agostino Marangolo, Tullio, Alfredo Golino, Walter Calloni, Roberto Gatto. Poi Peter Erskine,  Vinnie Colaiuta, Dave Weckl: ecco, Dave a mio parere merita un discorso a parte! Egli è stato probabilmente l’artefice del più grande processo di emulazione nel ristretto mondo della batteria. Credo che non ci sia batterista da almeno trent’anni a questa parte che non si sia misurato con qualche suo lick! …esagero ovviamente, ma forse non troppo.

Per quanto riguarda lo stato attuale del panorama batteristico devo confessarti che lo trovo deludente. Certo, esistono musicisti fuori scala come Chris Dave o Mark Guiliana, menti ritmicamente “ellittiche”, ma per lo più vedo un grande indaffaramento dietro i tamburi con scarso contenuto.  L’era youtube purtroppo ha sdoganato molta mediocrità, ha elevato il “trick” a concetto, ha reso pubblici quegli  studi che tutti noi riservavamo alla practice room, trasformandoli  in dozzinali giochi circensi e ha creato il clinician di professione, gente senza uno straccio di concerto o collaborazione alle spalle. Insomma, solo in virtù di un paio di video azzeccati si è creato un impero di marchi, endorsement e video tutorial su ogni sciocchezza. Non voglio essere equivocato, la showmanship, i drum heroes esistono dalla notte dei tempi, ma l’abilita’ mani/pedestre di  gente come Chick Webb, Louie Bellson, Buddy Rich o Gene Krupa era abbondantemente commisurata alla loro musicianship. Mi piacerebbe oggi un ridimensionamento della batteria ad un profilo più basso ed un conseguente ritorno alla centralità della musica.

Ultimo quesito, forse abbastanza retorico, ma a mio parere fondamentale per chi legge: cosa consigli a chi inizia a studiare e vuole diventare un professionista della musica? Cosa suggerisci ai tuoi allievi?

Cosa suggerire ai giovani drummers aspiranti professionisti? Non saprei… Forse direi loro di andare contro  la tendenza imperante del virtuosismo, del flashy lick, dell’apparenza vacua. Lavorate sul suono, sul timing, sulla versatilità; fatevi seguire da un buon insegnante, qui in Sardegna, nel resto dell’Italia, all’estero… dove vi pare!

Fate più conoscenze possibili e non abbiate troppa fretta! Tutto qui.

Daniele ancora grazie!

Qua di seguito potete trovare alcuni link con informazioni e contatti di Daniele Russo.

https://www.facebook.com/daniele.russo.7161?fref=ts

https://www.facebook.com/danielerussodrummer/?fref=ts

Come sempre commentate e condividete, alla prossima!

Giuberto

Giorgio Del Rio: percussionista e batterista con l’Africa nell’anima.

Ciao e bentornati!!!

Continua la serie di articoli-intervista che su questo mio blog sto dedicando a musicisti e band. Oggi vi presento Giorgio del Rio. Batterista e percussionista, ritengo Giorgio una personalità “storica” dell’ambiente musicale sardo, visto il suo percorso formativo, artistico e per le sue attività didattiche che si snodano a cavallo tra la musica occidentale/rock più “pesante” e quella più autentica dell’Africa nera, con  esperienze che si aprono ad ambiti altrettanto differenti come il reggae e il musical. Ma parliamo direttamente con lui…

Ciao Giorgio, grazie per la tua disponibilità! Io ti ho conosciuto anni fa come batterista metal-progressive (Red Crystal), poi come batterista reggae (Zaman), come percussionista in vari progetti (Guney Africa, Almamediterranea) e infine ad accompagnare dei lavori complessi, a cavallo tra teatro e musica (Serendip)… Probabilmente ignoro qualche altra tua esperienza importante. Innanzi tutto potresti raccontarci brevemente le tue tappe artistiche fondamentali?

Ciao a tutti voi che leggete e grazie a te per avermi contattato! Veniamo subito a noi: ho iniziato a suonare la batteria nel 1980 e dopo qualche anno ho capito che era necessario studiare, quindi decisi di prendere lezioni da un grande batterista dell’epoca, Augusto Luridiana. Contemporaneamente sono entrato a far parte di una band metal con la quale registrai un disco e feci delle date in Italia; finito il periodo metal entrai a far parte dei Red Crystal: quel periodo fu caratterizzato da una intensa attività live. La mia curiosità mi spinse a cercare le origini del ritmo e nel 1999 ebbi la fortuna di conoscere un grande maestro di percussioni: Sena M’Baye,  all’epoca primo percussionista del balletto nazionale senegalese… Così iniziai la mia avventura africana! Quasi per caso conobbi Momar Gaye, cantante e percussionista che mi coinvolse nel suo progetto di afro reggae degli Zaman: furono anni meravigliosi fatti di tanti concerti in giro per la Sardegna e qualche data in Italia. Insieme a Momar ed altri otto percussionisti demmo vita inoltre ad un gruppo etnico tradizionale chiamato Guney Africa; dopo circa sette anni passati con gli Zaman entrai a suonare negli Almamediterranea, formazione storica cagliaritana con la quale ho passato cinque anni ricchi di concerti e soddisfazioni. Nel 2012 conobbi Manuel Cossu che mi propose di far parte di un suo progetto musicale inedito, veramente intrigante e particolare,  che coinvolge quattro cantanti ed altrettanti musicisti: questo è attualmente il mio progetto principale, i Serendip.

 Giorgio del Rio (djembe)

So che hai studiato in Senegal e in altri Paesi africani le tecniche e i ritmi tradizionali. Ci racconti qualcosa? Qual è stato l’impatto con la loro cultura? Quale è la loro reazione nei confronti di uno “straniero” che vuole imparare le loro musiche e le loro tradizioni?

Come accennato prima, ho avuto la fortuna di conoscere Sena M’Baye, un grandissimo percussionista che dopo qualche anno di studi qua in Italia mi portò a casa sua in Senegal: ricordo ancora oggi l’emozione del primo viaggio, fu fantastico! Fui accolto benissimo dalla sua famiglia (sua madre e suo padre facevano parte del balletto nazionale a Dakar) e mi trovai benissimo, tanto che rientrato in Italia non vedevo l’ora di ripartire. Negli anni successivi tornai a Dakar ed ogni anno avevo la fortuna di studiare con uno dei più grandi percussionisti senegalesi, Mahamadou Fal Khoulè, un vero maestro sia di percussioni che di vita! Nel 2005 ebbi l’occasione di studiare in Burkina Faso con Sekou Dembelè e conoscere la realtà di un altro Paese dell’Africa dell’ovest. Nel 2007 feci un altro viaggio di studi, ma questa volta in Guinea, dove ho avuto l’onore di studiare con Yamoussa Camarà nella meravigliosa isola di Tamarà, esperienza così bella che ho ripetuto nel 2008 e 2012.

Parliamo della tua attività didattica…

L’anno 2000 fu caratterizzato dai primi corsi sia di batteria che di percussioni. Capii che era giusto trasmettere le mie esperienze e informazioni e così inaugurai il primo corso di percussioni presso la scuola di danza Afrodanza, iniziando così una meravigliosa collaborazione con Donatella Padiglione, coinvolgendo Momar Gaye come insegnante di danza. Attualmente insegno nella mia sala privata sia percussioni che batteria e in questi anni ho avuto alcuni allievi che poi sono diventati bravissimi, cito tra tutti Raphael Saini tra i batteristi, Davide Madeddu e Andrea Alberton tra i percussionisti. In estate fermo i corsi che riprendo nei primi giorni di ottobre. Per chi fosse interessato può contattarmi al 3470091730 (piccolo spazio pubblicità!)

Quali sono i progetti live e discografici in cantiere?

Attualmente suono in quattro gruppi: Serendip (progetto di brani inediti) con il quale ho registrato un ep, con la cover band MP4 (band della quale fanno parte quattro musicisti dei Serendip), con Legend (tributo a Marley), gruppo del quale fanno parte Momar Gaye ed altri musicisti degli Zaman ed infine con i Guney Africa! Insomma, non mi annoio!!!!

Cosa consigli a un ragazzo che inizia a suonare la batteria o le percussioni?

La prima cosa che suggerisco è di pensare alla musica come un’espressione personale e quindi ovviamente cercare di imparare questa vera e propria lingua universale! Questo significa studiare per poter esprimersi al meglio e divertirsi poi: come dice il proverbio, “se sono rose fioriranno” , insomma non pensare alla musica come un lavoro ma come fonte di gioia!

Giorgio del Rio (drums)

Domanda finale da “ascoltatore medio” (faccio spesso una domanda da ascoltatore medio!!!): senti di essere più un “batterista” o un “percussionista”? …e in ogni caso: quanto la tecnica e il modo di pensare da batterista influenza il modo di approcciarti alle percussioni e viceversa?

Per quanto riguarda la prima domanda sarebbe come chiedere “quale figlio ami di più?” Suonare la batteria è meraviglioso come suonare le percussioni! Sono molto fortunato perché sono riuscito ad amare in egual modo le due tecniche. E’ innegabile poi il fatto che suonare le percussioni mi abbia migliorato tantissimo come batterista aprendo la mente a soluzioni ritmiche veramente interessanti e, viceversa, ho potuto sfruttare pienamente la tecnica di uso dei polsi suonando le percussioni.

Benissimo! Ti ringrazio per questa intervista: spero che il tuo percorso artistico prosegua arricchendosi ulteriormente e che molte persone conoscano la tua arte e soprattutto imparino il tuo modo di vivere la musica!

Ecco come contattare Giorgio e avere maggiori info sui suoi progetti:

Facebook: Giorgio Del Rio

Yotube : Giorgio Del Rio

Sito internet www.theserendip.it

E-mail: joedelrio@virgilio.it

 

Cari lettori, vi saluto e vi chiedo di condividere e commentare!!!

A presto!

Giuberto

Raphael Saini: il batterista con il rock nell’anima

Ciao e bentornati!!!

Oggi voglio presentarvi Raphael Saini, eccellente batterista, figura di spicco a livello regionale, nazionale e internazionale, non solo per la sua carriera strettamente live e discografica, ma anche per le sue iniziative di tipo didattico. Ma parliamone direttamente con lui…

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Ciao Raphael, grazie per la tua disponibilità! Sei noto oramai da anni come batterista di band di risonanza nazionale e internazionale. In quali ambiti musicali suoni e hai suonato? Potresti raccontarci brevemente come hai mosso i tuoi primi passi nel mondo della musica e le tue tappe artistiche fondamentali?

Ciao, grazie a te per l’ interesse nei confronti del mio lavoro! Ho suonato negli anni con una infinità di band come: Chaoswave, Master (Usa), Abomination (Usa), Visions of Atlantis (Austria), Iced Earth (Usa), Cripple Bastards (Italia), Arhythmia e tante altre. Ho mosso i miei primi passi nel mondo musicale quando avevo 14 anni e gradualmente mi sono appassionato sempre più alla batteria e alla musica indipendente. A 18 anni entrai in una band chiamata ABIURA che segnò il mio primo “vero” ingresso nell’ underground isolano: suonammo in tantissimi concerti e registrammo il nostro primo demo. Le cose si fecero ancora più serie quando entrai nei CHAOSWAVE con cui registrai due full lenght e partii in tour Europeo per sette volte, più una data negli stati uniti che saltò perché la band fu arrestata e rimandata in Europa… ma quella è un’altra storia! Questi primi tour all’estero cambiarono per sempre la mia vita e l’idea che avevo del mio futuro: ricordo ancora che durante l’ultimo tour dei Chaoswave, prima di scendere dal tour bus, mi promisi che NON sarebbe stata l’ultima volta che avrei fatto un’esperienza così e che avrei fatto qualunque cosa in mio potere per continuare a vivere quel tipo di esperienze. L’anno successivo i Chaoswave si sciolsero, ma fui subito chiamato da una band chiamata Visions Of Atlantis per il tour Europeo (il loro bassista era il fonico degli tour degli Evergrey) e da quel momento in poi… non sono mai restato per troppo tempo a casa!

Tra le tappe artistiche fondamentali non posso evitare di citare l’esperienza con gli americani ICED EARTH con i quali ho registrato il disco PLAGUES OF BABYLON (uscito per la Major Century media) ed ho fatto tutto il tour estivo e la prima parte del tour mondiale, esperienza molto formativa ed interessante perché quello che era nato come un “gioco” (ho fatto l’audizione senza pensare minimamente che l’avrei passata), mi ha permesso di fare un’esperienza grandissima: mi ha davvero permesso di capire meglio chi sono e cosa voglio dalla vita. Non fu un periodo facile dal punto di vista umano e lavorativo (dover imparare tutta la scaletta in pochissimo tempo e CONTEMPORANEAMENTE lavorare al disco nuovo e scrivere tutte le parti di batteria), ma è stata un’esperienza da cui al giorno d’oggi sono in grado di prendere tutte le cose positive e farne tesoro per il futuro. Da due anni ho l’onore di suonare con i Cripple Bastards: questa per me è senza dubbio una delle cose più belle che mi siano capitate nella mia carriera! Suono della musica che ADORO, con persone con cui mi trovo benissimo ed ho la possibilità di girare il mondo con una band storica, estremamente rispettata nel suo settore… senza contare che io stesso sono fan dei Cripple da quando avevo 18 anni! Attualmente suono anche con la band greca JADED STAR, formata dalla cantante MAXI NIL (Ex Visions of Atlantis), con loro ho registrato il disco “MEMORIES FROM THE FUTURE”.

Quali sono stati i tuoi maestri “reali” e quali quelli dai quali hai tratto ispirazione desunto tecniche e stili tramite lo studio dei metodi o gli ascolti?

Non sono mai stato un “talento naturale” o uno di quelli che impara subito le cose, anzi… Sono stato il batterista più scarso tra i miei amici quando avevo 15 – 18 anni!  Però mi sono impegnato tanto e non ho mai smesso di crederci! Considero il mio primo maestro Giorgio Del Rio, il primo insegnante a tenere a me e non considerarmi come un “bancomat”: il mio rispetto per lui ed il suo lavoro è sempre stato enorme. Successivamente ho potuto studiare con un altro grande della musica sarda che è Daniele Russo: con lui ho potuto approfondire il discorso “tecnico” dello strumento. La svolta però è arrivata qualche anno dopo quando ho deciso di iscrivermi al BATERAS BEAT a San Paolo (Brasile) ed imparare da zero tutta la parte teorica/pratica dello strumento: per questo devo ringraziare il mio mentore Dino Verdade che mi ha insegnato non solo a leggere la musica e solfeggiare, ma mi ha insegnato a trasformare la mia passione nel mio lavoro. Da quel momento in poi ho studiato con tutti i batteristi con cui ho potuto: Aquiles Priester, George Kollias, Fernando Schaefer e tanti altri.

Ci parli brevemente dei progetti live e in studio a cui lavori e collabori al momento?

In questo momento sto suonando con i Cripple Bastards, con i quali stiamo lavorando al disco nuovo e ci prepariamo per il tour giapponese di Settembre e sto suonando con lo storico rocker sardo JOE PERRINO nella sua band Rock/Metal GROG. Anche con i Grog registrerò qualcosa, probabilmente a settembre: sono molto onorato di poter legare il mio nome a quello di Joe Perrino. Suono con la band Greca JADED STAR (capitanata dalla mia cara amica ed eccellente cantante MAXI NIL) con i quali a breve inizieremo il lavoro di arrangiamento dei brani per il disco nuovo. Con loro ho fatto un tour Europeo di supporto ai Moonspell e diverse date tra Grecia e Inghilterra.

Parliamo della tua attività didattica. La prima domanda ricade ovviamente sulla fondazione di Bateras Beat, la prima scuola di batteria della Sardegna. Come nasce l’idea e come sta crescendo ed evolvendo questa iniziativa importantissima per la nostra Isola?

Quando ho avuto modo di studiare batteria in Brasile al BATERAS BEAT sono subito rimasto colpito dall’ ORGANIZZAZIONE della scuola e della didattica. Negli anni avevo sempre preso lezioni private che spesso e volentieri dopo un po’ tendevano a “perdersi” per strada, non capivo dove stavo andando ed essendo una persona parecchio disordinata perdevo i fogli con gli esercizi e molto spesso mi chiedevo se stessi effettivamente progredendo.  Al BATERAS BEAT ho ricominciato da zero con ORDINE e mi sono reso conto che molte basi mi mancavano, non avevo una conoscenza sufficiente della teoria e non avevo una conoscenza sufficiente di tanti ritmi base, senza contare che – oltre ai ritmi rock – non conoscevo nulla! Mi sono trovato così davanti ad una realtà magnifica e mi sono tuffato nello studio come un matto! Anni dopo aver finito tutto il programma BATERAS BEAT ho avuto l’onore di essere incaricato da Dino Verdade di aprire una scuola qui in Sardegna. Dopo qualche cambio di line up ho trovato in Efisio Pregio e Alex Picciau i due collaboratori con cui iniziare questa avventura: attualmente  abbiamo tre scuole e 182 iscritti. Per me insegnare e prendermi cura della scuola è qualcosa di estremamente importante e sono estremamente grato per la fiducia che la gente ripone in noi. Negli ultimi anni abbiamo portato tanti batteristi di fama internazionale per permettere ai Sardi di conoscere da vicino alcuni grandi nomi come: Thomas Lang, Virgil Donati, Dave Lombardo,Igor Cavalera, e tanti altri. A Settembre avremo come ospite la grandissima drummer brasiliana Vera Figueredo.

Parlaci ora del tuo metodo “The Double Bass Massacre”…

Double Bass Massacre è il mio nuovo metodo di doppia cassa che è una fusione di tutto quello che so sull’argomento! Ho messo insieme anni di lezioni con batteristi specialisti , più i miei esercizi e le mie conclusioni su alcuni argomenti che mi davano problemi. E’ un lavoro estremamente onesto su cui ho investito tanto tempo: se volete migliorare la vostra doppia cassa/doppio pedale… prendetene una copia su raphaelsaini.bigcartel.com

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Collabori con dei importanti marchi di strumenti musicali: quali sono e quale è il rapporto che ti lega a loro come artista?

Attualmente collaboro con TAMA, MEINL (10 anni), EVANS, PROMARK, SERIAL DRUMMER, AGAINST CLOTHING. Il rapporto che mi lega ai marchi è sempre un rapporto UMANO, conosco le persone che lavorano nelle aziende personalmente e la correttezza ed il rispetto vengono prima di tutto.  Molta gente non capisce che avere un endorsement non è avere qualcosa gratis ma poter contare sul supporto reale di persone che credono in quello che fai.

7) In quali canali web possiamo trovare delle informazioni su di te e sui tuoi progetti?

Youtube.com/raphaeldrums

Facebook.com/raphaelsainiofficial

Raphaelsaini.net

Una domanda finale che ritengo di fondamentale importanza: cosa consigli a un ragazzo che inizia a suonare la batteria o le percussioni, o a un genitore che vorrebbe che il figlio imparasse uno strumento?

Consiglio di impegnarsi e NON PERDERE TEMPO. Vuoi studiare? Inizia oggi… Vuoi andare da un maestro? Non aspettare per dei mesi, chiamalo oggi! Vuoi entrare in una band? Comincia oggi a cercare dei componenti. Lascia stare Facebook, pokemon vari ed eventuali, Age of Empyres (dove io ho perso purtroppo troppe ore)… Il tempo che si ha da giovani non è paragonabile al tempo che abbiamo da adulti tra lavoro, famiglia etc etc. Ritengo poi che un genitore non debba forzare un figlio a fare nulla, ma al massimo assecondare le sue idee… se vuole suonare bene, altrimenti inutile forzarlo. Consiglio ai ragazzi anche di cercare di imparare a conoscere il settore della musica e non farsi imbambolare dai tanti parolai che ci sono in giro, nessuno può promettere un lavoro o una carriera. Suonate e studiate prima di tutto perché amate suonare, tutto il resto… arriverà con pazienza se sarete attenti e farete le scelte giuste.

Ti ringrazio di cuore per questa intervista: è stato un piacere ed un onore! Ti do un augurio enorme per una carriera sempre più ricca e perché continui ad avere i meritati riconoscimenti per la serietà con cui porti avanti la tua attività di musicista ed insegnante!

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Giuberto