Massimo Aresu: “la Voce”

Bentornati ancora una volta! Oggi voglio presentarvi il mio più caro amico, Massimo Aresu. Non voglio parlarvi di lui semplicemente per il rapporto fraterno che ci lega sin da piccoli, ma per la sua interessante professione e per l’impegnativo percorso che ha compiuto finora. Massimo Aresu è un doppiatore di livello, nonché un bravissimo speaker radiofonico …e anche un intenso cantante! Insomma, un po’ come accade ai personaggi dei migliori romanzi che compiono una strabiliante parabola di vita, anche Massimo, con la sua voce calda e unica e animato da una gigante passione e da una dote innata, ha fatto quel grande salto che dalla bellissima isola di Sardegna lo ha portato a lavorare nella Capitale. Ma chiediamo a lui come ha avuto inizio questo viaggio artistico e professionale.

Ciao Massimo! Io conosco bene tutta la tua storia e in parte l’ho condivisa, innanzitutto in prima persona e poi a distanza. Raccontaci in quale maniera sono nate le tue passioni che poi si sono trasformate in lavoro: fare radio e fare doppiaggio.

Ciao! Tra le due è nata prima la passione per la radio, ma ancora prima quella, più in generale, di parlare dentro a un microfono! Ricordo ancora quando a tre anni mi regalarono la prima radio con microfono incorporato, feci impazzire tutti gli invitati a furia di parlarci dentro! Ho iniziato a girare quella manopola in maniera assidua in cerca di stazioni radiofoniche sin dalle scuole elementari. Col tempo quello strumento cominciò ad avere per me una vera e propria funzione sociale, io sono figlio unico e mi faceva una gran compagnia: così ho iniziato a emulare, a imitare le trasmissioni radiofoniche che ascoltavo, ingegnandomi con sistemi rudimentali fatti di mangianastri, cuffie e il mitico “Canta Tu”…  Avevo trovato un modo per mixare le musiche e parlarci sopra! Ero ancora un bambino… Negli anni successivi sono arrivati altri apparecchi più “tecnologici” come le piastre per le musicassette, il mixer e i piatti per i vinili (con breve parentesi annessa da dj, piuttosto fallimentare a esser sincero!). Molto più tardi sono subentrati i CD e i computer con i loro software di automazione che hanno cambiato tutto, ma ormai ero già al liceo e nel pomeriggio lavoravo in una radio locale, che raggiungevo a piedi nel pomeriggio, zaino in spalla, dopo aver finito i compiti!

L’amore per il doppiaggio invece è nato quando avevo sedici anni: è difficile da spiegare… mi intrigava, mi rapiva letteralmente l’idea di poter avere tante fisicità, tanti volti e caratteri diversi, entrarci dentro e dare anima a personaggi anche diametralmente opposti a me. In poche parole potevo essere più persone contemporaneamente! E quando ho cominciato a seguire i turni di lavorazione in sala sono rimasto stregato dalla magia di quel buio, dove da fermi davanti a un leggio, in un qualsiasi momento del giorno e dell’anno, si possono evocare le ambientazioni più svariate, essere chiunque e ovunque nello spazio e nel tempo. Si può dare vita alle emozioni, di qualunque natura esse siano, modellarle e plasmarle a proprio piacimento a seconda di quello che la scena richiede.

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Giusto per spiegare in maniera semplice il tuo lavoro, cosa significa esattamente “doppiare” un attore in un film?

Partiamo dal principio: l’attore che interpreta un ruolo è supportato dal proprio vissuto ed è lui a scegliere i tempi e i modi che rendono “vero” quel personaggio: quando respirare, quando fermarsi, quando cambiare espressione. Tanto è più bravo l’attore sullo schermo, tanto il doppiatore sarà facilitato nel suo lavoro. Credo che un buon doppiaggio sia quello che restituisce nella propria lingua precisamente lo stesso carico emozionale che l’attore ha trasmesso nel suo idioma. Bisogna centrare con precisione millimetrica ogni singola sfumatura recitativa dell’interprete originale, la sua espressione, i movimenti; e se piange quanto piange, e se ride quanto ride, e gli occhi… gli occhi ti dicono tutto, come insegnano i grandi maestri del passato. Ah, tutto ciò va fatto da fermo, immobile al buio davanti a un leggio… Se invece l’attore corre e nel frattempo parla al telefono nel frastuono di una metropoli all’ora di punta col cellulare in mano, tu devi riprodurre con la voce lo stesso identico fiatone che avresti in quella situazione! Senza l’aiuto del fisico che si muove… Affascinante, no?

In qualche modo bisogna avere delle competenze “teatrali e interpretative”. Quindi doppiare non è narrare…

Il narratore può essere un fine lettore, però non fa da intermediario tra un’emozione scritta e un’azione… che è prerogativa del doppiatore.

Come mai hai scelto di andare via dalla Sardegna per trasferirti a Roma?

In Sardegna il doppiaggio è un settore inesistente. Si fa anche a Milano e a Torino, ma la piazza principale è Roma.

Qual è stato il primo impatto con la vita in una grande città e soprattutto come avviene l’inserimento nell’industria del doppiaggio?

All’inizio non è stato per nulla facile. Da buon isolano quale sono mi mancava “la mia casa” da morire, il mio mare, i miei luoghi, la mia famiglia. Inoltre nel doppiaggio puoi lavorare per tanti anni quasi esclusivamente ai cosiddetti “turni di brusio”, voci fuori campo, scene di gruppo o piccoli ruoli. Le prime parti arrivano col tempo… ma con pazienza, studio e tenacia piano piano arrivano delle belle soddisfazioni!

Attualmente per chi lavori e che ruoli svolgi?

Lavoro con le più importanti società di doppiaggio che operano nella Capitale. Negli ultimi anni molti direttori hanno avuto fiducia in me e mi hanno affidato ruoli da protagonista in diversi film, personaggi ricorrenti in telefilm famosi e, più di recente, sono stato scelto come voce narrante per alcuni documentari naturalistici e non. Nel 2016 ho vinto il provino per un grosso marchio automobilistico di cui sono voce ufficiale per la campagna radio-televisiva nazionale! Lascio ai lettori la curiosità di scoprire di cosa si tratta…

Riprendiamo il discorso della radio. Attualmente lavori anche come speaker: come hai iniziato?

Ho fatto le mie prime esperienze in Sardegna all’età del liceo a Radio Kalaritana. Posso affermare con orgoglio di essere tra gli ultimi ad aver trasmesso in FM senza l’ausilio di software di automazione: puntavo le canzoni manualmente e prendevo l’intro a orecchio: questo richiede molto impegno, ma è anche tanto divertente! Poi è arrivata l’esperienza importante di Studio One, in cui ho potuto toccare con mano per la prima volta i canoni di linguaggio propri di una radio commerciale. E a diciannove anni sono passato a Radiolina, la prima radio nata in Sardegna. Credo di essere stato lo speaker più giovane in onda fino ad allora in una regionale. Dopo il trasferimento nella “città eterna”, in cui per lungo tempo mi sono dedicato esclusivamente al doppiaggio, ho ripreso a fare radio nel 2011 a Centro Suono e dal 2014 sono in onda durante il weekend nella più grossa emittente dell’Italia centrale.

Domanda conclusiva: cosa consigli a chi vuole intraprendere una carriera come quella del doppiatore per poter avere tutte le carte in regola e tentare tale strada?

Consiglio senza dubbio di frequentare una buona scuola di teatro e studiare recitazione! E’ fondamentale inoltre avere un’ottima conoscenza e padronanza della dizione, altrimenti non si va da nessuna parte… Crederesti a un poliziotto di Miami in tv che parla con l’accento sardo? O toscano, o lombardo? Per percorrere questa strada, a mio avviso, è necessario disporre di tutti gli strumenti basilari per imparare con l’esperienza a interpretare tutte le infinite sfaccettature espressive e comunicative dell’essere umano.

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Dove possiamo trovare dei video con la tua voce?

qui sono Stanislas, intento a raccontare storie e miti sui vampiri: https://www.youtube.com/watch?v=zse3wPRGC3E

qui Passerotto McGee, in una piacevole commedia australiana fatta di amori e di fuoristrada: https://www.facebook.com/massimo.aresu/videos/vb.1551906073/10211625511983990/?type=3

qui il biondo Terry, un poco di buono che si gioca tutto il denaro del matrimonio con una giovane italiana che pensa di fuggire con lui a Canterbury: https://www.facebook.com/massimo.aresu/videos/vb.1551906073/10207124068130707/?type=3

qui il giovane Gautier, assassino per amore: https://www.youtube.com/watch?v=Ktbs1mkq4MA

qui invece sono Ban, in un anime giapponese che associa a ogni personaggio uno dei sette peccati capitali, io rappresento l’avarizia:  https://www.youtube.com/watch?v=yoeNRKkZ0RU&t=4s

qui il brillante agente Burns della serie “Rizzoli and Isles”: https://www.facebook.com/massimo.aresu/videos/vb.1551906073/10208502264504755/?type=3

qui sono voce narrante di uno dei documentari naturalistici meglio girati degli ultimi anni, a mio avviso: “Jungle Planet”: https://www.facebook.com/massimo.aresu/videos/vb.1551906073/10211791418011537/?type=3

e qui interpreto uno scritto di Erri De Luca che mi ha molto colpito a Capodanno, perché ho trasmesso per il terzo anno consecutivo: https://www.youtube.com/watch?v=vf8RmDr7bq0

Grazie mille Massimo per questa chiacchierata insieme!

Grazie a voi lettori e follower per l’attenzione… condividete e commentate!!!

Giuberto