“In my Mind”: il nuovo album dei Caribeasts

Ciao a tutti e benvenuti ancora una volta sul mio blog!

L’articolo di oggi è dedicato all’album “In My Mind” del duo strumentale The Caribeasts composto da Michele Sestu al pianoforte e da Stefano Di Carlo alle percussioni. Il nome stesso della band descrive pienamente il carattere della musica e le sonorità di questo lavoro: abbiamo a che fare con dei musicisti “maledettamente” capaci ed espressivi che si muovono nell’ambito della musica che possiamo molto ampiamente definire “latin”. Perché ascoltare questo disco? Beh, i motivi sono tanti! Innanzitutto per gli appassionati delle atmosfere Sud Americane e Caraibiche, questo è un concentrato di evocazioni, atmosfere, riferimenti che non deluderà affatto. Per chi ascolta con orecchio critico c’è da restare stupiti dalla bravura di Michele e di Stefano: ritmi intensi, mai troppo carichi e ripetitivi, melodie fortemente evocative capaci di rapire la nostra mente e di farla viaggiare in luoghi lontani. Ma siamo – fortunatamente – davvero lontani dalla stucchevolezza e dalla banalità dei cliché che caratterizzano una buona parte di lavori “qualunquisti”, anni luce distanti rispetto a quei dischi e a quelle formazioni che attingono a piene mani pattern, modi e strutture d’area afro-caraibica e le assemblano insieme senza attenzione e senso. I The Caribeasts si esprimono in un modo totalmente diverso dallo pseudo latino-americano urlato e standardizzato che viene propinato dalle radio commerciali.

CARIBEASTS

In My Mind” condensa in nove tracce colori e sapori sonori caldi e coinvolgenti, lo fa attraverso una rielaborazione unica che rivela il carattere, il gusto, la formazione e l’esperienza dei due musicisti. Un duo sardo che richiama l’Oltreoceano, ma che fa sentire anche la sua voce personale. Stilisticamente emerge il tocco Classico del piano, ma anche il riferimento a generi più europei e a noi vicini riscontrabili nel gusto leggero di “No More” o quello più retrò di “Waltz For You” e di “Bahamas”. L’apparato ritmico non fa una piega: preciso ed efficace, mai carente, mai troppo esuberante. In primo piano sono le congas che specie in “Limbolumbia” svolgono una funzione melodica attraverso il dialogo e l’intreccio con il pianoforte. Stupendo l’uso elegante di altri strumenti a percussione che sostengono, decorano, ma non sporcano. Insomma, stupirà l’equilibrio di questo duo; è un duo che colpisce, nella sua essenzialità, per la sua completezza.

Ora passiamo a delle brevissime domande ai The Caribeasts: Michele Sestu e Stefano Di Carlo. Ciao ragazzi, grazie per la vostra disponibilità e complimenti sinceri per questo vostro lavoro. Innanzitutto vi chiedo due parole su di voi, la vostra formazione ed esperienza e sul progetto The Caribeasts.

Perché il titolo “In My Mind” e, per chi legge, potreste definire meglio il genere della vostra musica?

In My Mind è il titolo del primo brano composto da Michele per i The Caribeasts. È un titolo significativo che riassume il motto compositivo del pianista Michele Sestu, ovvero: “Se suona bene nella mia mente, suonerà bene ovunque”. Abbiamo voluto dare questo titolo anche al primo album, in quanto contiene musica che rispecchia questo motto. Il nostro genere musicale é il jazz caraibico, del quale ci consideriamo pionieri e forse inventori. Si tratta di un tipo di musica che ingloba i generi musicali di tutti i Caraibi, sviluppati e conditi con alcune particolarità tipiche del linguaggio jazz.

Come è avvenuta la fase compositiva e chi si è occupato delle registrazioni?

Inizialmente, i primi brani sono stati composti da Michele al piano, con indicazioni di massima sul ruolo delle percussioni, in modo da lasciare un abbondante margine tecnico-espressivo a Stefano. Ultimamente, con l’acquisizione di nuove capacità da parte di entrambi, sta avvenendo anche il contrario. Ne è un esempio “Verraco Loco”, la cui idea compositiva è attribuibile interamente al percussionista Stefano Di Carlo, sebbene il pianoforte ha mantenuto un ampio margine di intervento. In fin dei conti, ognuno di noi due compone la propria parte, che é strettamente interconnessa alla parte dell’altro, anche grazie a un espediente unico, quale la particolare accordatura del set di percussioni. Il risultato è una musica composta da un unico compositore con due menti e quattro, anzi sei braccia (il mostro / bestia dei Caraibi … the caribeasts). La musica del primo album è stato registrato da Pierpaolo Meloni, Audiostudio, a Sestu, con cui abbiamo in progetto di registrare un EP interamente in analogico.

A proposito di interconnessione; alcune persone, hanno notato, che dal vivo nessuno di voi due stacca il tempo. Come fate?

Anche questa è una nostra caratteristica di unicità. Si tratta di un’evoluzione delle tecniche di direzione d’orchestra, applicate alla nostra formazione di due elementi, senza peraltro avere il direttore d’orchestra. Mi spiego meglio: i direttori d’orchestra, quelli bravi, difficilmente staccano il tempo gesticolando nel vuoto prima dell’inizio di un brano, eppure riescono a far attaccare decine, se non centinaia di orchestrali simultaneamente, con enorme sicurezza e con la velocità corretta. Come fanno? Bene, osservateli e capirete.

13595437_10210241205096565_1025012920_n                                        13608123_10210241205176567_102267304_n

Quali spazi accolgono la vostra musica qui in Sardegna? Avete anche degli appuntamenti altrove?

Il nostro show é adatto alle sale dotate almeno di un pianoforte acustico. Questo é il nostro unico requisito. A Cagliari ci sono alcuni locali adatti, sia per la dotazione del pianoforte che per il connubio col nostro genere che, sottolineiamo, é unico. Abbiamo suonato per l’inaugurazione della lodevole iniziativa “Un pianoforte per Cagliari” e in alcuni dei locali sopra menzionati. Confidiamo di fissare un appuntamento ricorrente in uno di questi locali a partire da settembre del 2016, una sorta di esclusiva. Per quanto riguarda l’estero, stiamo cercando di suscitare l’interesse di una major, di cui adesso non possiamo divulgare ulteriori dettagli, in modo da unire la stagione concertistica alla produzione discografica. Del resto possiamo contare su un repertorio di trenta brani originali, nonché di un album già prodotto, pronto per la commercializzazione.

Domanda da “ascoltatore medio”: perché un duo strumentale e nessuna parte vocale?

Perché la musica è capace di comunicare più delle parole. Ovvero, la comunicazione mediata dalle parole, essendo una forma di comunicazione denotativa, obbliga l’ascoltatore a percepire un significato preconfezionato da cui non c’è via di scampo. La musica strumentale, essendo una forma di espressione connotativa, permette di trasmettere il senso, l’archetipo della sensazione, che ogni ascoltatore percepisce a livello inconscio e ne trae un risultato sensoriale proprio e immediato. In questo modo, la musica pura, strumentale, è di più facile percezione del cantato, anche se molti sono convinti del contrario.

Quali sono i canali nei quali poter trovare delle informazioni sulla vostra musica e sui concerti?

Abbiamo un sito web: www.thecaribeasts.com e la pagina facebook ufficiale.

Grazie di cuore ragazzi!

Cari lettori, non perdetevi dunque “In my Mind dei The Caribeasts” e i loro live!

Commentate e condividete!

Alla prossima,

Giuberto

Tags , , , , , , , , ,

LEAVE A COMMENT