Intervista a Bubi Staffa, il re del Pandeiro “Universatile”

Bentornati!

Oggi voglio parlarvi di un musicista italiano che grazie alla sua tecnica e alla sua sensibilità ha elevato il pandeiro brasiliano* a strumento di estrema espressività e versatilità. Vi parlo di Bubi Staffa, autore del magnifico “Metodo per Pandeiro Autodidatta” edito da Volontè e Co.

*(Apro una parentesi per descrivere in pillole cosa è il pandeiro: si tratta di un tamburo a cornice tipico della cultura musicale brasiliana, l’unico al mondo ad essere suonato in posizione orizzontale. E’ costituito da una cornice circolare di legno sul quale è tesa una pelle naturale o sintetica e lungo il diametro della cornice vibrano dei piattini metallici)

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Ciao Bubi! Sei riconosciuto a livello nazionale, e non solo, come uno dei maggiori interpreti del pandeiro moderno. Potresti spiegare a chi legge, in poche parole, che differenza esiste tra il pandeiro suonato con la tecnica moderna e quello suonato con la tecnica tradizionale?

Innanzi tutto grazie di cuore per le belle parole e per avermi concesso questo spazio.

Ciò che differenzia le due tecniche è fondamentalmente il tipo e la posizione dei colpi che vengono portati, mi spiego meglio, la tecnica tradizione nasce e si sviluppa per suonare essenzialmente ritmi che fanno parte della tradizione musicale brasiliana (samba, choro, coco, baiao, frevo, embolada, ecc.) e prevede un numero limitato di colpi portati con determinate parti della mano che percuote lo strumento, ad esempio il suono grave viene suonato esclusivamente dal pollice e lo slap dalla parte alta della mano, in oltre la mano che regge no strumento rimane ferma.

La tecnica moderna invece nasce nei primi anni novanta grazie a Marcos Suzano, che per primo ha intuito le potenzialità dello strumento, ed è stata poi ulteriormente sviluppata negli ultimi anni da Sergio Krakowski. Presenta due caratteristiche particolari che la differenziano dalla tradizionale e che hanno ampliato esponenzialmente le possibilità ritmiche ed espressive dello strumento: tutti i suoni (gravi, slaps e accenti sugli acuti) vengono portati sia con la parte bassa che con quella alta della mano che percuote, ciò da la possibilità di poterli inserire in qualsiasi posizione della “griglia” di ottavi o sedicesimi dando così la possibilità di suonare molteplici melodie ritmiche; la mano che impugna lo strumento diventa il vero motore ritmico dello strumento, ruotando sotto la mano che percuote, è lei che “decide” le velocità, le dinamiche, gli accenti e il tipo di “griglia” dando una notevole spinta e velocità all’esecuzione.

Per le rispettive tecniche in cosa differiscono gli strumenti dal punto di vista costruttivo?

Il pandeiro usato con la tecnica moderna solitamente ha la corsa delle platinelas più corta e la pelle (naturale) più grossa in modo da avere un suono più grave, asciutto e preciso, più adatto a ritmiche “batteristiche”.

Ci parli del tuo pandeiro Officine Quantum (dei quali spero di poter fare una recensione specifica in futuro)?

Il pandeiro che suono nasce dalla collaborazione con Enrico Spiga delle Officine Quantum e dal desiderio comune di creare uno strumento dalla qualità superiore che avesse uno spettro di frequenze specifico per un utilizzo moderno: ha quindi una pelle naturale di capra piuttosto spessa (0,4mm) ma soprattutto delle platinelas dal profilo particolare, di ottone e bronzo termo trattate, con un abafador sovradimensionato in alluminio e con all’interno due tappini di bottiglia martellati. Tutto ciò mi conferisce una pasta, una miscela di frequenze bilanciatissima, gravi profondi e corposi, slaps potenti e aperti e un suono di platinelas perfetto, né troppo squillante e né troppo scuro, ideale per suonare qualsiasi genere musicale. In oltre il fusto, in noce tanganica, è alto 5cm, il che mi conferisce una presa salda e sicura.

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Hai coniato l’aggettivo “universatile” per descrivere il pandeiro…

…esatto, e direi che rende l’idea di quello che questo piccolo tamburo può fare!

Dove hai studiato durante la tua formazione? (scuole e maestri) A parte il pandeiro suoni anche altre percussioni e strumenti in genere?

Quando mi sono avvicinato allo strumento, nel 1999, non esisteva nessuno, o quasi che lo suonasse o lo insegnasse qui in Italia e internet era ancora una cosa piuttosto lontana. Ho cominciato così da solo, con un pandeiraccio pesantissimo rifacendomi alle spiegazioni elementari di un mio amico che aveva visto una volta un percussionista che lo suonava. Capite che in queste condizioni, se non avessi avuto la motivazione (che ho tutt’ora) ad andare avanti avrei mollato dopo tre giorni. Invece, supplendo con la mia logica alle lacune tecniche che avevo e suonando sui dischi di Carlinhos Brown, Jackson do Pandeiro, Gilbero Gil ma soprattutto James Brown e Maceo Packer, piano piano sono riuscito a tirare fuori qualcosa di simile ad una accompagnamento samba prima e funk più tardi. Poi nel 2000 ho ascoltato per la prima volta Marcos Suzano e vidi la luce. Cominciai a cercare di suonare a modo mio, con la mia tecnica auto costruita, quello che faceva lui e in quel modo la sviluppai ulteriormente. Ma tutto cambiò nel 2003 quando partecipai ad un suo seminario a Milano e mi scontrai con la tecnica moderna e soprattutto con il movimento della mano sinistra. Piano piano ho rivisto tutta la mia “proto tecnica” (con la quale ero già in grado di fare cosine carine) e, con notevole fatica, ho imparato ad usare la mano sinistra e portare i colpi con tutte le parti della mano destra, così come avevo visto fare da Suzano. Da allora non mi sono più fermato e ho continuato a progredire e a scoprire sempre nuove soluzioni e possibilità.

Suono solo il pandeiro, posso dire di essere uno specialista. Poi suono anche la chitarra, il basso e il banjo….ma non lo dico a nessuno.

Quali sono stati all’inizio della tua carriera i riferimenti artistici? Chi sono i percussionisti del presente che apprezzi maggiormente? Quali quelli del passato?

Per quello che riguarda il pandeiro, come dicevo qui sopra, i primi che mi hanno “guidato” sono stati Jackson do Pandeiro, Carlinhos Brown e Marcos Suzano, poi è venuto Sergio Krakowski e ascoltandolo e vedendolo in azione ho capito e messo in pratica altre cose. Per quel che riguarda i percussionisti, non essendo io un percussionista, non ne conosco tanti, mi piace piuttosto capire e cercare di riprodurre col pandeiro quello che le percussioni fanno nei vari generi (medio orientale, irlandese, indiano, caraibico, nord americano, jazz ecc.). Anche certi batteristi hanno influenzato il mio modo di suonare come Zigaboo Modeliste dei Meaters o Clyde Stubblenfield di James Brown.

Parliamo del tuo “Metodo per pandeiro autodidatta” corredato da un DVD. Io ho trovato il tuo lavoro estremamente chiaro ed esaustivo. Come nasce questo progetto e come ha preso forma?

Nasce dall’idea di insegnare un metodo di studio il più naturale possibile, basato essenzialmente sull’ascolto e sulla riproduzione prima vocale e poi strumentale dei più svariati ritmi, esattamente come si imparava a suonare prima dell’avvento della notazione e delle scuole di musica moderne, cioè cantando, “dicendo” e imitando quello che poi si sarebbe suonato sullo strumento. Per fare ciò ho sviluppato il metodo “bi-vocale” attraverso il quale intendo il pandeiro come strumento che emette due voci sovrapposte, la prima cioè la griglia dei sedicesimi affidata alla mano che impugna lo strumento, che sta sotto e da la direzione; e la seconda che è ciò che fa la mano destra, che canta che da vita alle varie melodie ritmiche scegliendo e posizionando i colpi che diventano “TUM”, “PA” e “CI” (rispettivamente gravi medi/slaps e accenti acuti) Col mio metodo invito a pensare al pandeiro come strumento attraverso il quale cantare le ritmiche cantare le proprie improvvisazioni, ascoltare e riprodurre, sperimentare. Ritengo questo il modo più semplice e diretto per imparare ad esprimere la propria musicalità, e fino ad ora direi che ha riscosso un buon successo.

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Se non sbaglio il metodo è stato tradotto anche in lingua inglese… A che pubblico vuole rispondere?

A settembre uscirà la versione in inglese per tutti i tedeschi, francesi, nord americani, e giapponesi che in questi ultimi tre anni mi hanno chiesto di pensare anche a loro.

Tra le tecniche esposte nel metodo c’è quella della “mano alta”. Da suonatore di musica popolare del sud Italia so dirti che esiste qualcosa di simile nella tecnica del tamburello: “la mano alta” è una tua invenzione o è l’elaborazione di qualcosa già presente nella tradizione panderistica?

Non so se sia una mia invenzione, sta di fatto che la mia mano destra col tempo ha cominciato da sola a comportarsi in modo diverso in certi passaggi molto veloci. Non ho fatto altro che cavalcare l’onda e sviluppare quella che poi ho chiamato tecnica della “mano alta”. In pratica la mano che percuote non sta sullo sullo strumento suonando tutti i colpi, ma rimane leggermente alta (mentre sotto il pandeiro continua a suonare grazie alla rotazione) e scende solo per produrre i gravi, medi o accenti acuti della melodia. Ciò comporta un minor dispendio di energie a favore di una maggior velocità e agilità esecutiva. Io la uso soprattutto per passaggi e grooves molto veloci e per improvvisare.

Potresti dire qualcosa sul “pandeiro muto” del quale sei sublime esecutore?

Si tratta semplicemente di un pandeiro senza platinelas. Non ricordo come il nome “pandeiro muto” sia venuto fuori, sta di fatto che non si tratta affatto di uno strumento muto ma di un pandeiro con una voce propria ben definita e ricca di sfumature. L’ho sentito suonare per la prima volta da Scott Feiner sul suo primo disco e da Krakowski in seguito e sono rimasto colpito dal fascino che esprimeva. Può essere suonato come un pandeiro normale, chiaramente tutto il suono che ne uscirà sarà prodotto solo dalle vibrazioni della pelle per cui può ricordare un bodhran, un rebolo, un atabaque, un surdo, una kanjira, un adufe o un bendir. Ma la vera novità secondo me è data dallo “strisciato” sulla pelle che trasforma il muto in un rullante suonato con le spazzole.

Quali sono i tuoi progetti attuali sia nel live, che nella didattica e anche per quanto riguarda eventuali lavori discografici?

Per quello che riguarda i live suono (come unico “ritmista”) in formazioni di jazz, pop/funk, latin, folk e samba/Bossa Nova. Mi piace spingere il pandeiro sempre più in là, nei più svariati stili e generi musicali. La tecnica moderna mi da la possibilità di avere infinite frecce al mio arco. Recentemente ho musicato dal vivo col pandeiro la proiezione di un film muto di Buster Keaton e sto lavorando con un mio amico chitarrista alla realizzazione di una colonna sonora di un altro film dei primi anni ’20 anche questa suonata rigorosamente dal vivo. In oltre mi interessa molto coniugare il pandeiro alla danza (soprattutto contemporanea), all’Hip Hop e al teatro, sono idee che in futuro cercherò di concretizzare. Per quello che riguarda l’insegnamento continuo a fare corsi on-line su Skype corsi intensivi e workshops in giro per l’Italia. Per ora non ci sono progetti discografici all’orizzonte.

Domanda conclusiva: quali sono i tuoi progetti e le tue ambizioni come musicista? Cosa consigli a chi vorrebbe suonare a livello professionale e inizia da zero con il pandeiro?

La mia ambizione più grande non riguarda me, che comunque mi auguro di suonare il mio strumento sempre di più e sempre meglio, riguarda piuttosto il pandeiro che spero si diffonda sempre di più, soprattutto qui in Italia, dove il concetto di ritmo e percussione è ancora molto (troppo) legato alla batteria e alle percussioni latine, e che venga riconosciuto e apprezzato come strumento a se stante, con una sua storia, una sua voce e un suo specifico impiego. Io nel mio piccolo sto cercando di farlo conoscere il più possibile, ma sento che c’è ancora tanto lavoro da fare.

Potrete trovare materiali e informazioni su Bubi ai seguenti Link: (ti chiedo di aggiungere per favore dei riferimenti)

su facebook come Bubi Staffa

su youtube come bubi staffa dove ho postato vari video che dimostrano l’enorme versatilità del pandeiro

Grazie mille!!!

GRAZIE A TE!!!

Alla prossima cari lettori! Intanto commentate e condividete!

Giuberto

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